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lunedì, 26 novembre 2007

Sono le 11 e tutto va bene

Queste sono le notti che amo. Il vento e la pioggia fuori impazzano mentre io me ne sto ad ascoltare la tempesta da sotto le mie coperte, al buio, neanche fosse una sinfonia. Da quando ho fatto ergere il muro là fuori mi sento come se fossi in cima al mondo, anzi, oltre le nuvole, in un angolo silenzioso nel quale nessuno può vedermi e forse neanche percepire la mia presenza. Mi piace, in mezzo a questa scorribanda di elementi, lasciarmi cadere nel sonno come se fossi un uomo che scivola lentamente nel fiume per affogarsi. Ed è durante questa stessa notte che sento un tonfo ben definito al di qua del muro della mia proprietà. Dopo qualche secondo di indugio mi alzo di scatto dal letto e m’avvio verso la porta con il corpo inchiostrato dall’oscurità. Dopo essermi vestito afferro il fucile e con passo guardingo e strisciante esco nel giardino. Dopo pochi minuti la tempesta cessa di essere come se da protagonista fosse diventata spettatrice della mia uscita. Sotto i miei piedi sento il crepitio dei rametti che si spezzano al mio passaggio ora diventato pesante. Impugno anche una torcia, un oggetto che – in caso di necessità – può essere usato come oggetto contundente, un rivolo di vento freddo mi sale dalla spina dorsale facendomi sussultare il collo. Vedo il muro, ora accarezzato dalla tenue luce lunare che scalcia tra le nuvole pronta a farsi largo. D’improvviso con la coda dell’occhio riesco a scorgere la figura: pare scura, minacciosa e immobile, ma ad ogni mio minimo movimento sembra sparire un attimo in anticipo, una velocità costante e calcolata. Sembra che anch’essa impugni un’arma, simile alla mia, un fucile? Non lo posso escludere. Quello che riesco a pensare mentre sento il sudore che comincia ad imperlarmi le tempie è che non devo assolutamente accendere la torcia, se lo faccio divento un facile bersaglio, forse se rimango al buio non la vedo più, la luna a questo punto ha smesso d’aiutarmi. Ecco! Ho trovato! Accenderò la torcia ad intermittenza ma dovrò essere veloce, più veloce di questo vento che s’è alzato e che sembra volersi portare via anche gli spettri delle tenebre. Uno, due, tre, quattro, mi abbasso e mi sposto, di qua, no, di là, di là, no, di qua, neanche fossi un ballerino o un pugile. Ora carico lentamente e riprovo. Eccola! Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Faccio fuoco. Sento l’odore della polvere da sparo intasarmi le narici dopo il fragore che ho provocato. Questi attimi sono puro visibilio, come dopo un orgasmo affrettato. Chi ha detto che mi sarebbe piaciuto? Accendo la torcia e la punto di fronte a me: non c’è più! Diamine, non c’è più! Volto le spalle al muro e m’avvio verso casa, sento il mio ventre bagnato ed appiccioso, provo un forte vuoto, un mancamento, un calo di pressione forte. Ora andrà tutto bene, andrà tutto a posto, lo so, m’è già successo altre volte. Ora mi infilo nel letto caldo ed andrà tutto bene. Lo so.

postato da: sebdangerfield alle ore 07:31 | link | commenti (2)
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mercoledì, 10 ottobre 2007

un altro Sebastian

.."Suddendly for no earthly reason I felt immensely sorry for him and longed to say something real, something with wings and a heart, but the birds I wanted settled on my shoulders and heady only later when I was alone and not in need of words"

postato da: sebdangerfield alle ore 16:33 | link | commenti (1)
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giovedì, 04 ottobre 2007

Se non è vero ci credo lo stesso

dal sito di Yahoo "Di notte si aggira per casa disegnando quasi ovunque: tavoli, muri, tende, cuscini. Qualsiasi superficie diventa una tela per le sue opere migliori ma solo quando è in preda alla sua attività da sonnambulo. La mattina dopo non ricorda proprio nulla neppure come si disegna. La sua arte infatti svanisce con il sorgere del sole e con l'interruzione del sonno. Un caso più unico che raro, affermano gli esperti che stanno esaminando lo strano caso di artista sonnambulo. Il giovane trentenne gallese, protagonista di questa avventura, è stato anche ripreso in un video per provare a se stesso e agli altri che quanto gli capita non è un sogno. Infatti di giorno la sua mano riesce a produrre disegni brutti, vera spazzatura, rubbish… parole sue." Eccezionale!!

postato da: sebdangerfield alle ore 16:35 | link | commenti
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Stardust

Solo a sfiorarti col pensiero Tremo In ogni angolo di me vibra ogni mio scroscio ogni mia immagine scivola su di te il tuo peso aggraziato inerme e schiacciante che per amor mio chiude lo sguardo solo per sentirmi e cadermi addosso come uno statico sussulto su quelle porte strette eppure immense quando il rifluire abbraccia i tuoi occhi e li rende prigionieri, allora, se il mio strisciare ai tuoi piedi si schianta sullo sciogliersi dei tuoi capelli e la mano che scivola sul tuo viso inerme, donami ciò che non puoi ed io a sgretolarmi sotto di te come un corpo morto, il quale non desidera altro, se non annientarsi sulle tue indecisioni, rendimi inutile ad ogni altra particella vivente che non sia accarezzata dal tuo strascico astrale

postato da: sebdangerfield alle ore 11:32 | link | commenti (3)
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martedì, 02 ottobre 2007

In Rainbows

Onore alle Rivoluzioni. Onore (per l'ennesima volta) ai Radiohead. Vendono il nuovo disco sul loro sito al prezzo che volete voi, fate un'offerta, anche solo di 1 sterlina, loro che sono senza contratto discografico. Un capolavoro economico, tra 8 giorni capiremo se lo è anche musicalmente. Io ci spero. ecco il link www.radiohead.com

postato da: sebdangerfield alle ore 08:29 | link | commenti (3)
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Far Away

A distanza. Ho bisogno di vedere le cose morire. Tic toc tic toc."Il rintocco di un orologio" penserete voi, no, è solo un alambicco rumoroso che divide un liquido ambrato e scarlatto con ritmo spietato, a tempo insomma. Il maledetto tempo, entra sempre, in un modo o nell'altro. Queste mani, questi piedi non si scaldano mai, neanche con una buona fumata di pipa. Il liquore accalora le viscere, ma solo per qualche secondo. Il fatto che esso derivi da Belgrado non è una coincidenza, scorre su caratteri cirillici minori, ahimè. Quale consolazione può nascondersi nelle cose distanti? Un amore trattenuto mi corrompe proprio nell'istante in cui comincio a realizzare d'essere amato per davvero. E' sulla sua distanza che mi invade, è su sguardi sfocati che si fa sentire, su nient'altro che me, mentre il peso dell'immaginato forza la mia immobilità, ora, nascosto nella tua statura. Rigenerato nella distanza, lì dove nessuno s'aspetta nulla da me, dove il gesto più folle potrebbe essere previsto. Ho bisogno di vedere le cose morire. Non v'è altro modo per continuare a respirare.

postato da: sebdangerfield alle ore 07:45 | link | commenti (3)
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lunedì, 01 ottobre 2007

Ci siamo?

Pare di si. 1,2,3, prova :)

postato da: sebdangerfield alle ore 14:02 | link | commenti
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